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Giovedì 17 Settembre 2015 01:22

Il pesce dell'oceano deve essere dichiarato tabù

17 settembre 2015 - Commento del Capitano Paul Watson - 

editorial-150917-1-1-escaping-through-the-net-390-1000hQuando non ci saranno più pesci, il mare morirà e se gli Oceani muoiono, muoriamo anche noi! Foto: Sea Shepherd/Simon Ager Tradizionalmente, le culture polinesiane istituivano dei tabù in alcune aree per garantire che le popolazioni di pesci non venissero sottoposte a uno sfruttamento eccessivo e quindi andassero incontro all'estinzione. Un’ area poteva essere dichiarata tabù per un periodo di tempo, a volte per molti anni. La violazione di un tabù poteva prevedere pene molto severe, come l'ostracismo e la pena di morte.
Le leggi dell'ecologia erano ben note alle culture dell'isola: 1. Diversità. 2. Interdipendenza e 3. Risorse limitate.
Oggi gli oceani vengono saccheggiati e non esistono luoghi sicuri per i pesci – nessuna zona tabù. I santuari marini sono spesso solo un richiamo per i bracconieri.
Abbiamo bisogno che le leggi vengano applicate ma manca la volontà politica ed economica affinché queste norme vengano rispettate.


Io sono cresciuto in un villaggio di pescatori sulla costa orientale del Canada. Sono cresciuto con una dieta a base di pesce che includeva merluzzi, sgombri, aragoste, capesante, vongole, aringhe, osmeridi e altro ancora. Sono stato personalmente testimone della diminuzione di molte di queste specie.
Non mangio pesce da decenni. Considero il consumo di pesce un atto ecologicamente irresponsabile e molti anni fa mi sono autoimposto un tabù sul consumo di pesce.
Una delle ragioni per cui non mangio carne, a parte le notevoli considerazioni etiche ed ecologiche, è che circa il 40% del pesce pescato in mare viene convertito in farina di pesce per nutrire galline, maiali e salmoni domestici. Utilizziamo una gran quantità di pesce anche per nutrire gatti domestici e animali da pelliccia. Così quando mangi un hamburger, stai mangiando anche l'Oceano.
 Mangiare pesce pescato con tecnologia "pesante", palangari, reti da posta, reti a circuizione, super pescherecci e reti a strascico, o pesce proveniente da allevamenti di salmone, sta uccidendo il nostro Oceano.
L'Oceano sta morendo, un boccone alla volta.
Nel 2048 non ci saranno attività di pesca, perché non ci sarà più pesce da catturare.
Alcuni diranno, "Beh, questo è un problema per le persone del 2048. Nel frattempo, a me piace il pesce".
Anche a me piacciono i pesci. Mi piacciono vivi e che nuotano nel mare, mantenendo l'integrità ecologica degli ecosistemi oceanici.
Un pesce è più prezioso per l'umanità quando nuota libero in mare piuttosto che sul piatto di qualcuno.
Una delle soluzioni al cambiamento climatico che pochi vogliono sentire è che bisogna fermare le operazioni di pesca industrializzata per rivitalizzare la biodiversità in mare. Dobbiamo permettere alla natura di ristabilire l'equilibrio che abbiamo danneggiato.
E per fare ciò dobbiamo imporre un tabù sugli oceani del mondo per almeno una generazione.
Quando non ci saranno più pesci, il mare morirà e se gli oceani muoiono, muoriamo anche noi!

Traduzione a cura di Giovanni Nuccio

 

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