Operation No Compromise
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Lunedì 24 Gennaio 2011 22:13

Semplicemente, un altro turno

Daniel Villa
Tecnico, Steve Irwin

Daniel VillaSento le dita dei piedi fredde e intorpidite nei miei stivali dalla punta rinforzata in acciaio. La luce di lampadina fluorescente, in alto,  trema a una velocità quasi troppo rapida per rendersene conto, ma proprio abbastanza lenta per infastidire. Gli odori del diesel, dei gas di scarico e dell'olio riscaldato si mescolano nell'aria. Là sotto i macchinari continuano a produrre il loro ronzio. Sono da solo, seduto nella sala di controllo dei motori, e fisso un pannello di indicatori che si trova a circa due metri di distanza. Essi riportano i livelli di pressione, di temperatura, di giri al minuto... tutto è nella norma. Il pannello degli allarmi, alla mia destra, resta silenzioso sulla parete.

Le lancette dell'orologio si muovono lentamente, segnano le 4:15 del mattino. Gli indicatori non dicono tutto, quindi devo andare a fare un giro di controllo, devo vedere tutto da me. Indosso i paraorecchie, metto la felpa con il cappuccio e apro la porta isolata. In sala macchine fa più freddo e c'è più rumore. Grosse ventole tirano all'interno la gelida aria dell'Antartide, mentre forti esplosioni risuonano continuamente nei cilindri del motore di babordo, e le turbine gemono.

Le mie mani trovano i corrimani d'acciaio, che sono freddi, e scendo i gradini. Ora mi trovo sotto la linea di galleggiamento, solo 0,6 cm di acciaio stanno tra me e il vasto Oceano Antartico che è al di fuori. Faccio il giro di controllo quasi senza pensare. Presto attenzione solo all'indicatore che mostra un valore strano, a un odore insolito, a una traccia di fumo, a un suono non familiare o a una perdita.

Bene, non trovo niente d'insolito. I piedi mi riportano di sopra, alla tranquillità e al caldo relativi della sala di controllo. Un altro giro tra 15 minuti, altre tre ore e mezza da far passare.

 

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