Operation No Compromise
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Mercoledì 29 Dicembre 2010 09:00

Il limite

Chad Halstead
Mozzo/Pilota del Delta, Steve Irwin

Chad HalsteadUna delle domande più importanti che vengono rivolte a chi fa domanda per diventare parte dell'equipaggio di Sea Shepherd è: "Sei disposto a rischiare la tua vita per salvare la vita di una balena (o di qualunque mammifero marino o di qualunque creatura, in ogni caso)" e, certamente, se non fossimo disposti a farlo oggi non ci troveremmo a bordo di questa nave. La gente mi rivolge la stessa domanda sulla terraferma e sembra così shockata dalla mia risposta, vedo continuamente la stessa reazione. Quello che trovo ancora più shockante è che non ci sono molte persone in giro disposte a morire per un animale o per l'ambiente, in effetti la maggior parte delle persone non è disposta a rischiare alcunché per salvare o proteggere qualunque cosa al di fuori di loro stesse. Rischiare la propria vita è un compito molto semplice, è lo sforzo a lungo termine non solo di proteggere il pianeta ma garantire anche la sopravvivenza di un intero ecosistema che rappresenta la parte difficile.

Credo che la domanda più importante da chiederci vicendevolmente sia: se sapeste che le vostre azioni sono distruttive nei riguardi del pianeta e della vita che in esso dimora,  fino a che punto siete disposti a smettere finalmente di fare quanto state facendo e a fare un passo verso la lotta a favore di qualcosa al di fuori di voi stessi? Fino a che punto siete disposti non solo a smettere di sfruttare le risorse di questo pianeta ma anche a scegliere di dare qualcosa a vostra volta, in un modo o nell'altro? Quel punto è rappresentato dall'estinzione delle balene, dei delfini di fiume, dei grandi albatri urlatori, della balena franca, o dei lamantini? La questione si estende anche molto oltre gli oceani. E se fosse l'estinzione degli oranghi, dei gorilla, o degli orsi polari? Quale è il vostro limite, e ne avete uno?

Ciascuna di queste creature viveva in pace e senza paura prima che la civiltà umana basata sull'industrializzazione iniziasse a distruggere il loro mondo. Gli stormi di uccelli marini migratori erano così grandi che oscuravano il cielo, le balene riempivano le baie lungo le coste dell'Australia e degli Stati Uniti, in gruppi così grandi che si potevano udire i loro canti e il loro accoppiamento per chilometri, i fiumi traboccavano di salmoni e le femmine dal peso di 20 chili sfioravano le gambe delle persone mentre si facevano strada controcorrente per andare a riprodursi. Queste epoche sono finite da tempo e questa grande perdita mi fa venire le lacrime agli occhi ogni volta che ci penso. Provo disgusto, vergogna e furia perché sono parte di una specie tanto egoista e distruttiva.

Gli oceani stanno morendo per colpa della razza umana. Questo è assolutamente evidente. Stiamo stuprando i mari e li priviamo di ogni forma di vita e l'unica cosa che diamo in cambio è rappresentata da tonnellate su tonnellate di spazzatura, rifiuti tossici e sostanze chimiche minuto dopo minuto, ora dopo ora, giorno dopo giorno, decennio dopo decennio. Gli oceani vengono uccisi e questo accade per la mancanza di persone disposte a sacrificare i lussi e le comodità che diamo per scontati con tanta sfacciataggine. Gli oceani vengono soffocati perché gli esseri umani scelgono di ignorare la situazione e di fare finta di non avere neppure una goccia di sangue a sporcare le loro mani, come se non fossero responsabili della degradazione dei mari.  Ancora una volta, mi esprimo nei termini più semplici che conoco: se non siete parte della soluzione, siete parte del problema. A ogni azione corrisponde una reazione.

Ci sono circa sette miliardi di persone su questo pianeta che possono vivere in maniera agiata grazie allo sfruttamento delle risorse del pianeta che avviene in maniera non evidente ma quotidiana e, alla fine della loro vita, la maggior parte di loro non avrà fatto nulla se non prendere e prendere dalla terra senza mai dare qualcosa in cambio. Gli esseri umani vivono la propria vita senza mai lottare perché una singola specie, tranne la loro, continui a esistere e, quando moriranno, che valore avrà la loro vita? Se uno qualunque dei 90 membri dell'equipaggio dovesse morire, o io stesso dovessi morire, proteggendo il Santuario delle Balene dell'Oceano Australe, ebbene, allora la nostra vita avrebbe avuto un significato. È più che sperare o augurarsi che le balene siano al sicuro, si tratta di fare in modo che queste balene sopravvivano, accidenti. Di sette miliardi di persone ce ne sono almeno 90, provenienti da 22 Paesi diversi, uniti da una piccola organizzazione non-profit, disposti a montare la guardia al santuario e a proteggerlo a prezzo della propria vita.

Gli oceani stanno morendo non per noi ma a causa nostra, e io non sto rischiando la mia vita per il mio piacere personale ma per una miglior qualità di vita (non per un lusso) per le generazioni future: le generazioni future di mammiferi marini, pesci, squali, uccelli, e perfino dei futuri esseri umani che sono disposti a fare questi stessi sacrifici almeno una volta nella loro vita. Se sapessi che rischiare la mia vita potrebbe salvare la vita di 1.035 balene impedendo che un arpione da 80 kg, dotato di punta esplosiva, esploda nella loro schiena arrivando a una velocità di più di 650 km/h, farei questo sacrificio senza esitazione. In fin dei conti, siamo solo 90 uomini e donne a bordo di tre navi. Siamo tutto quello che sta tra la vita e la morte, e la loro sopravvivenza per un altro anno, fino a quando vinceremo questa guerra definitivamente. E statene certi, arriveremo fino in fondo..

Una domanda finale che vorrei porre è: quando arriverà il momento della vostra morte e ripenserete alla vostra vita, sarete in grado di pensare a qualcosa che avete compiuto nell'arco della vostra vita e che possa dare un contributo significativo alla salute di questo pianeta negli anni futuri?

Earth liberation.

Traduzione a cura di Barbara Abatti
 

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