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Come un minuscolo crostaceo dell’Antartide può essere la chiave per salvare il pianeta

Il krill è una specie chiave nel delicato equilibrio dell’ecosistema in Antartide. Costituisce la principale fonte di cibo per balene, pinguini e foche, rimuove l’anidride carbonica dall’atmosfera mangiando alghe ricche di carbonio vicino alla superficie e le rilascia in acque più profonde e fredde, contribuendo a mitigare il cambiamento climatico.

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Pinguini in Antartide , foto di Barbara Veiga / Sea Shepherd.

Perché il Krill è così importante

Questi minuscoli crostacei simili a gamberetti conosciuti come krill antartico (Euphausia superba) sono gli eroi sconosciuti dell’ecosistema antartico. Costituiscono la più grande biomassa del pianeta rispetto a qualsiasi altra specie; in estate consumano il fitoplancton sulla superficie dell’acqua, e in inverno le alghe che crescono sotto la calotta glaciale antartica. Una volta pieni, si tuffano nelle profondità delle acque fredde dove rilasciano il carbonio che hanno mangiato sotto forma di feci che rimangono sul fondo del mare, creando una delle maggiori riserve di carbonio del pianeta. Lo fanno ciclicamente per tutta la vita, rimuovendo il carbonio dalla superficie e rilasciandolo in profondità come un nastro trasportatore, rimuovendo 23 milioni di tonnellate di carbonio ogni anno dall’Oceano Antartico, la quantità di carbonio prodotta da circa 35 milioni di automobili (11).

Non solo il krill mitiga i cambiamenti climatici, ma è anche la principale fonte di cibo per gli uccelli e i mammiferi marini dell’Antartide, tra cui balene, pinguini, foche, calamari e pesci. Per farla breve: senza krill, il delicato ecosistema dell’Antartide collasserebbe. E la conseguenza della perdita di quelle riserve di carbonio, non solo per il krill, ma per tutti gli altri animali che di esso si nutrono , direttamente o indirettamente, è agghiacciante da considerare.

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Krill antartico, foto di Uwe Kils (Licenze Creative Commons)

Potreste pensare: “Krill, che noia”. Ma la verità è che niente krill = niente cibo per uccelli e mammiferi marini in Antartide. No krill = perdita di una delle principali fonti di rimozione del carbonio. “Il krill antartico può essere piccolo, ma svolge un ruolo fondamentale nel sostenere l’ecosistema dell’Oceano Antartico”.

Potreste pensare: “Krill, che noia”. Ma la verità è che niente krill = niente cibo per uccelli e mammiferi marini in Antartide. No krill = perdita di una delle principali fonti di rimozione del carbonio. “Il krill antartico può essere piccolo, ma svolge un ruolo fondamentale nel sostenere l’ecosistema dell’Oceano Antartico”.

Nicole Bransome, The Pew Charitable Trusts

Nicole Bransome, The Pew Charitable Trusts

Il krill fornisce il 96% delle calorie nell’alimentazione di uccelli marini e mammiferi nella penisola antartica (1):

* I misticeti — come le gigantesche balenottere azzurre, le balenottere comuni, le balenottere boreali, le balenottere minori e le megattere — consumano tra i 34 e i 43 milioni di tonnellate di krill all’anno nell’Oceano Antartico.

* Tutte le specie di pinguini si nutrono di krill, ed è una parte importante della dieta in particolare del pinguino imperatore, del pinguino Papua, del pigoscelide antartico, del pinguino di Adelia, del pinguino fronte dorata, del pinguino saltarocce, ciascuno dei quali ne consuma in media un chilo al giorno. Il pigoscelide antartico nelle Isole Sandwich meridionali mangia 4000 tonnellate di krill al giorno, mentre i pinguini di Adelia nelle Isole Orcadi meridionali mangiano 9000 tonnellate di krill e larve di pesce ogni stagione mentre allevano i loro cuccioli.

* Otarie orsine antartiche, le foche di Ross, le foche leopardo e soprattutto foche cancrivore, consumano da 50 a 150 milioni di tonnellate di krill all’anno.
* Diverse specie di albatros, procellarie, prioni e altri uccelli marini
* Anche alcune specie di calamari e pesci, incluso il pesce ghiaccio

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ANIMALI DELL’ANTARTIDE CHE DIPENDONO DAL KRILL COME FONTE DI CIBO PRINCIPALE: PINGUINI - UCCELLI MARINI - MISTICETI - FOCHE - PESCI - CALAMARI. Il KRILL è la principale fonte di cibo per molte specie animali in Antartide, ed aiuta a mitigare il cambiamento climatico. ❗Gli esseri umani stanno consumando moltissimo krill, come mai prima d’ora, e la domanda sul mercato di mangime a base di krill e olio di krill è in crescita.

Eppure… le popolazioni di krill in Antartide sono già minacciate e la situazione sta peggiorando.

Possono essere piccoli individualmente, ma stando alle stime del 2021 ci sono circa 400 milioni di tonnellate di krill nell’Oceano Antartico (2). Sembra molto, ma le popolazioni di krill sono effettivamente diminuite dell’80% dagli anni ’70 (4).

Il cambiamento climatico che colpisce le calotte polari causa lo scioglimento  dei banchi di ghiaccio dell’Antartide. Abbiamo visto le immagini di orsi polari nell’Artide incapaci di attraversare a nuoto le lunghe distanze tra gli iceberg e colonie di pinguini che producono meno piccoli in Antartide poiché il ghiaccio si scioglie ogni anno più presto. Ma quello che normalmente non si vede è come la riduzione dei blocchi di ghiaccio in Antartide, dove il krill depone le uova e si nutre in inverno, stia già avendo un effetto sulla loro popolazione. E questo potrà solo peggiorare man mano che le temperature aumentano, anno dopo anno. Sappiamo che proteggere le popolazioni di krill può aiutare a mitigare il cambiamento climatico, ma questi crostacei ne sono anche tra le prime vittime.

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Una foca cancrivora sul ghiaccio in Antartide, foto di Simo Ager/Sea Shepherd.

Eppure… ad oggi gli esseri umani stanno consumando più krill che mai, e la domanda è in aumento.

Storicamente, il krill veniva consumato in Russia e nei paesi del sud-est asiatico, saltato in padella e aggiunto a molti piatti tradizionali (chiamato Okiami in Giappone), fermentato e poi macinato e venduto come pasta di gamberetti (chiamato Bagoong alamang nelle Filippine), o usato in forma liquida come condimento per salse di pesce.

Negli ultimi due decenni, la domanda di krill è più che raddoppiata a causa del boom altamente redditizio delle industrie di acquacoltura e degli integratori alimentari.

Poiché la domanda di pesce continua a crescere in tutto il mondo e gli allevamenti sono sempre più incentivati, il krill viene utilizzato dall’industria dell’acquacoltura per integrare il mangime per i pesci d’allevamento, in particolare il salmone. I consumatori che pensano di proteggere la fauna marina consumando pesce d’allevamento non si rendono conto che stanno consumando indirettamente pesce selvatico e krill utilizzati nel mangime.

Allo stesso modo, nei primi anni 2000 l’industria del krill ha scoperto di poter confezionare e vendere integratori di olio di krill ai consumatori occidentali in cerca di alternative “pure” agli integratori di acidi grassi omega-3 ottenuti dall’olio di pesce. L’industria degli integratori nel suo complesso è in piena espansione e si prevede che il mercato degli integratori a base di olio di krill antartico aumenterà costantemente nel prossimo decennio.

Poiché l’industria cerca di diversificare i propri mercati, si trova anche krill venduto come esca per pesci, mangime per il bestiame e cibo per animali domestici (compreso il cibo per pesci d’acquario).

Sea Shepherd ha avvistato i pescherecci per la pesca a strascico del Krill durante le campagne contro la caccia alle balene in Antartide

Sea Shepherd ha lanciato l’allarme nel 2013, quando il nostro equipaggio nell’Oceano Antartico ha individuato gli enormi pescherecci da traino di krill mentre combattevano contro navi baleniere giapponesi (leggi Pesca del Krill:Il Prossimo Collasso?). Una perdita di krill nelle acque dell’Antartide a lungo termine potrebbe potenzialmente essere più dannosa per le popolazioni di balene degli arpioni giapponesi.

“Il declino del krill alla fine colpirà tutti gli animali dell’Antartide, anche uccelli e pesci, e impedirà alle grandi balene di tornare ai numeri precedenti al loro sfruttamento”.

“Il declino del krill alla fine colpirà tutti gli animali dell’Antartide, anche uccelli e pesci, e impedirà alle grandi balene di tornare ai numeri precedenti al loro sfruttamento”.

Un commentario di Sea Shepherd dell’aprile 2013 dall’Oceano Antartico

Un commentario di Sea Shepherd dell’aprile 2013 dall’Oceano Antartico

La pesca del krill in Antartide

La pesca nelle remote acque antartiche è difficile e costosa a causa delle condizioni estreme e delle distanze affrontate dalle navi. Ma poiché il krill antartico vive in grandi banchi chiamati sciami, raggiungendo densità di 10.000-30.000 individui per metro cubo, è facile per i pescherecci raccoglierne grandi quantità in un’unica posizione.

Le attività di pesca in Antartide sono regolamentate dalla Commissione per la protezione delle risorse marine viventi in Antartide (CCAMLR) istituita nel 1982. Sebbene negli anni ’90 abbiano fissato dei “limiti di cattura precauzionali” per prevenire la pesca eccessiva del krill, molti scienziati ritengono che siano obsoleti (l’ultimo aggiornamento risale al 2006) e non tengano sufficientemente in considerazione gli effetti del cambiamento climatico e dei progressi tecnologici della flotta per la pesca del krill.

A causa del cambiamento climatico, le variazioni del ghiaccio marino e l’aumento delle temperature,  le navi possono rimanere più a lungo e pescare in aree che prima erano coperte di ghiaccio. Una recente indagine sull’industria della pesca globale condotta dall’Environmental Reporting Collective ha rilevato che i limiti di cattura per il krill antartico sono stati raggiunti in soli 69 giorni, contro una media di 130 giorni dei cinque anni precedenti (7).

Oltre a metodi di pesca più “efficienti” (essenzialmente aspiratori sottomarini che risucchiano enormi quantità di krill), le attività di pesca danneggiano anche l’ambiente e la fauna marina dell’Antartide attraverso la cattura accidentale di altre specie come le balene. Una megattera è morta questo gennaio nella rete di un peschereccio norvegese e tre cuccioli di balena sono stati uccisi dalla stessa compagnia nel 2021 (8).

La presenza di pescherecci da traino industriali inquina questo ambiente un tempo incontaminato attraverso emissioni di gas, spandimenti di petrolio, la perdita o lo scarico di attrezzatura da pesca mortale, l’introduzione di specie invasive attraverso il biofouling (incrostazioni presenti sulle carene delle navi) e gli effetti umanitari e ambientali della pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN).

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Balene in Antartide con la M/Y Steve Irwin nel 2010, foto di Barbara Veiga/Sea Shepherd.

I principali protagonisti del boom della pesca del krill in Antartide

La Norvegia domina il mercato mondiale, con più della metà di tutto il krill catturato da un’unica società, la Aker BioMarine, di proprietà del miliardario norvegese Kjell Inge Røkke. Oltre al krill, Aker BioMarine realizza profitti con il petrolio e con il gas, nell’edilizia, nella biotecnologia marina e nell’energia. Dopo la Norvegia, altri paesi che hanno pescato nelle acque antartiche nell’ultimo decennio sono Cina, Corea del Sud, Giappone, Russia, Ucraina, Polonia e Cile (3).

La Corea del Sud sta attualmente registrando più pescherecci. La Cina, che ha più che raddoppiato le sue catture di krill antartico da 50.423 tonnellate nel 2019 a 118.353 tonnellate nel 2020, ha commissionato il più grande peschereccio per la pesca di krill antartico al mondo, la cui consegna è prevista per il 2023. Anche la famigerata azienda cinese di pesca d’altura Pingtan Marine – segnalata da Sea Shepherd l’anno scorso per la sua flotta di pescherecci per calamari poco lontano dal parco marino nazionale delle Galapagos (guarda il video) – ha intenzione di entrare nel redditizio settore della pesca del krill.

Anche la Russia, un tempo dominatrice della pesca del krill antartico negli anni ’80 sotto l’Unione Sovietica, ha investito 640 milioni di dollari nella pesca del krill, compresi cinque nuovi pescherecci da traino ad alto tonnellaggio (7). Ciò è inquietante perché qualsiasi decisione presa dalla CCAMLR deve essere approvata all’unanimità dai suoi membri e la Russia si è costantemente unita alla Cina nel porre il veto a qualsiasi nuovo MPS (santuario marino protetto) in Antartide dal 2017 che possa influire in qualsiasi modo sulla pesca del krill. Lo hanno fatto di nuovo il mese scorso alla convention annuale della CCAMLR, insistendo sul fatto che è nell’interesse dell’industria della pesca del krill gestirsi in modo sostenibile.

Le misure di conservazione non sono all’altezza

Tuttavia, l’accordo volontario di settore con cui alcuni, ma non tutti, i pescherecci da traino del krill hanno promesso di evitare di pescare a strascico in determinate aree sensibili, ma non in tutte, durante determinate stagioni, è già stato messo in discussione perché non è né monitorato né implementato. Quindi non solo queste misure volontarie sono limitate nella loro efficacia, ma sono anche utilizzate dall’industria del krill per evitare Aree Marine Protette più rigorose che si applicherebbero a tutte le attività di pesca (12).

Il comitato scientifico della CCAMLR ha raccomandato che gli osservatori siano collocati sul 100% dei pescherecci di krill antartico (attualmente ci sono 10-15 pescherecci di krill in Antartide ogni stagione), ma questo non otterrà molto se già le quote sono troppo alte in partenza.

Che dire del Krill certificato sostenibile?

Sfortunatamente c’è un pesante greenwashing nel mercato degli integratori a base di krill. ONG e scienziati hanno evidenziato che le società di certificazione come il Marine Stewardship Council (MSC) e Friend of the Sea (FOS),  hanno certificato numerose attività di pesca come sostenibili anche quando erano sfruttate, avevano alti livelli di catture accidentali e in alcuni casi, erano addirittura in contrasto con la legislazione nazionale.

Il Pew Environment Group ha criticato MSC per aver certificato il krill antartico già nel 2010. “Purtroppo, la percezione è realtà”, ha affermato Gerald Leape, direttore del Progetto Pew di Conservazione del Krill Antartico (AKCP). “L’etichetta della MSC pubblicizza falsamente il messaggio secondo cui tutto il krill viene catturato in modo sostenibile e che il consumo di integratori di omega 3 a base di krill o l’acquisto di salmone d’allevamento allevato con farina di krill è accettabile. Nulla di più lontano dalla verità.” (9). Hanno sottolineato tre questioni chiave che non sono state prese in considerazione nella certificazione MSC: i potenziali effetti del cambiamento climatico, l’impatto di tutte le attività di pesca  concentrate nell’Antartide che prendono di mira il krill,  la conoscenza limitata del ciclo di vita del krill e della sua importanza per la rete alimentare locale.

Nel 2021, molte altre ONG si sono unite ai Trust Pew Socialmente Utili evidenziando che  Aker BioMarine utilizzava uno studio del 2019 per dimostrare la salute degli stock di krill, omettendo ancora una volta quale fosse  il vero impatto della pesca sulla fauna marina, sia direttamente che sul fronte del cambiamento climatico.

Alcune aziende di pesca del krill arrivano persino a creare le proprie certificazioni. I prodotti a base di krill di Aker BioMarine espongono in modo ben visibile la cosiddetta etichetta “Eco-Harvesting”, la quale “certifica” che il krill è stato catturato utilizzando il “metodo di eco-raccolta” che è un metodo di pesca sviluppato e brevettato da Aker BioMarine che consente di pescare in continuo e senza bisogno di recuperare le reti (10)

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Un albatros in Antartide, foto di Simon Ager/Sea Shepherd

I segnali di allarme ci sono già

Le popolazioni di pinguini in Antartide sono il proverbiale canarino nella miniera, e le varie specie stanno già soffrendo a causa del cambiamento climatico. Uno studio del 2018 con George Watters come co-autore, scienziato a capo della delegazione degli Stati Uniti alla CCAMLR, avverte che il cambiamento climatico potrebbe ridurre i numeri del krill fino al 40% in alcune aree del Mare di Scozia, con un conseguente calo del 30% delle popolazioni di pinguini (5).

Nel 2016 la seconda più grande colonia di pinguini imperatore dell’Antartide è andata perduta e più di 10.000 piccoli sono morti quando il più forte El Niño degli ultimi 60 anni ha causato forti venti e riduzioni record del ghiaccio marino. All’inizio di quest’anno, nuove colonie di pinguini Papua sono state scoperte in punti più settentrionali che mai in Antartide, dove il ghiaccio si è ritirato. Queste zone erano precedentemente troppo fredde per i pinguini Papua, che preferiscono climi più temperati come le Isole Falkland per allevare i loro cuccioli (6).

Secondo un rapporto di gennaio della Global Industry Analysts (un rinomato editore di ricerche di mercato), il commercio da 531 milioni di dollari dell’olio di krill dovrebbe salire a 941 milioni di dollari entro il 2026. L’allevamento ittico (che utilizza il krill come mangime) è il settore alimentare in più rapida crescita al mondo, poiché la domanda di pesce raddoppierà entro il 2050 (8).

Di fronte al cambiamento climatico, vogliamo davvero rischiare di esercitare ulteriore pressione sulle popolazioni di krill espandendo la pesca del krill per nutrire i pesci di allevamento e produrre gli integratori di omega-3 per l’essere umamo?

Come entrare in azione ADESSO?

Il modo più semplice per aiutare a proteggere l’Antartide e la fauna marina che vi abita è smettere di acquistare prodotti a base di krill, inclusi integratori a base di olio di krill (ci sono molte alternative vegetariane e vegane) e pesce d’allevamento. Poiché è così difficile risalire esattamente a come viene nutrito QUALSIASI animale d’allevamento venduto nei mercati e nei ristoranti, o l’origine della farina di pesce utilizzata per nutrire così tanti animali d’allevamento, Sea Shepherd consiglia di rimuovere del tutto i prodotti animali dal piatto se si desidera davvero fare la differenza per l’oceano. Non tutti sul pianeta hanno la possibilità di seguire una dieta a base vegetale, inclusi gli animali che vivono nell’oceano, quindi per quelli di noi che lo possono fare, non ci sono scuse.

Per saperne di più

Alcune ulteriori fonti da consultare includono:

Solutions to Protect Antarctica’s Keystone Species di Pew Charitable Trusts (scorri verso il basso per vedere il loro video)

Krill, Baby, Krill: The corporations profiting from plundering Antarctica – a cura  della Changing Markets Foundation

Scorri verso il basso oltre il video per tutte le fonti citate in questo articolo.

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