Con il secondo numero della collana editoriale dell’Osservatorio sugli Illeciti Marini (OIM), Sea Shepherd Italia porta alla luce uno dei fenomeni più insidiosi del mare. Le chiamano “fantasma” perché non le vedi. Restano sul fondo. Continuano a pescare. Nessuno le controlla più. Sea Shepherd Italia ha scelto di portarle alla luce.
Il numero raccoglie, accanto all’analisi giuridica del Dipartimento Legale, due contributi della Guardia di Finanza: il Gen. B. Vincenzo Caci, Capo della Centrale Operativa del Comando Generale, con uno sguardo istituzionale sul valore del lavoro dell’Osservatorio, e il Ten. Ivan Ravanusa, Comandante della Sezione Operativa Navale di Marina di Ravenna, con il racconto operativo dei sommozzatori impegnati nel recupero delle reti fantasma.

Il nemico invisibile
Sotto la superficie il mare diventa quasi subito scuro, e una rete da posta abbandonata – grande quanto un campo da tennis – continua le sue catture indiscriminate per anni. Una mareggiata, un urto, e la rete viene persa e abbandonata. Ma il nylon resta lì per oltre 600 anni.
Intrappola pesci, tartarughe, delfini. Ogni animale morto diventa esca per il successivo, in un circolo vizioso che alimenta distruzione e inquinamento. Le reti fantasma distruggono le praterie di posidonia dove nasce il novellame e si frammentano progressivamente in materiale plastico. Una sola rete può arrivare a cancellare diverse migliaia di metri quadri di habitat produttivo.
“Un problema ecologico invisibile diventa un oggetto giuridico chiaramente tipizzato: identificabile, tracciabile e sanzionabile.”
“Un problema ecologico invisibile diventa un oggetto giuridico chiaramente tipizzato: identificabile, tracciabile e sanzionabile.”
Gen. B. Vincenzo Caci, Guardia di Finanza
Gen. B. Vincenzo Caci, Guardia di Finanza

Perché è un illecito marino invisibile
La rete fantasma è il caso esemplare di quello che l’OIM definisce illecito marino invisibile: un fenomeno a bassa emersione, in cui il danno resta visibile mentre l’origine del fatto si disperde. L’attrezzo permane nel dominio marino dopo la cessazione della condotta originaria, conserva una capacità lesiva autonoma e rende complessa la ricostruzione dell’origine e della responsabilità.
Il Working Paper n. 2, curato dal Dipartimento Legale di Sea Shepherd Italia, analizza la ghostnet come traccia materiale di una condotta opaca, collocandola nella categoria internazionale degli abandoned, lost or otherwise discarded fishing gear (ALDFG). Il documento decodifica il momento di transizione in cui l’oggetto cessa di essere “attrezzo da pesca” per diventare “rifiuto”, colmando il vuoto tra la normativa sulla pesca e il diritto ambientale.
La rilevanza giuridica di una rete fantasma dipende dalla documentazione di luogo, profondità, tipologia dell’attrezzo, stato di conservazione, eventuali marcature, fauna intrappolata, modalità di recupero e conferimento. Sono questi gli elementi che trasformano un rinvenimento in un dato giuridicamente utilizzabile.

“Non è solo plastica che tagliamo. È il futuro che restituiamo alle generazioni di domani.”
“Non è solo plastica che tagliamo. È il futuro che restituiamo alle generazioni di domani.”
Ten. Ivan Ravanusa, Guardia di Finanza
Ten. Ivan Ravanusa, Guardia di Finanza
Dal campo alla legalità: la Ghostnet Campaign
È qui che entra in gioco la Ghostnet Campaign di Sea Shepherd Italia, dedicata all’individuazione, alla documentazione e alla rimozione delle reti fantasma nel Mediterraneo. La campagna raccoglie segnalazioni, valuta i siti di rinvenimento e pianifica i recuperi in collaborazione con subacquei professionisti, equipaggi, centri diving e soggetti istituzionali. Ogni intervento richiede verifica preliminare, valutazione ambientale, attenzione alla sicurezza e tracciabilità del materiale recuperato.
La campagna costruisce inoltre un database delle attrezzature abbandonate nel Mediterraneo, per mappare le segnalazioni e programmare gli interventi. Reti, lenze, nasse e altri materiali recuperati vengono trasferiti a terra, separati per composizione e destinati, ove possibile, a percorsi di smaltimento sicuro, recupero o riciclo.
La validità di questo impianto trova riscontro nella sinergia avviata nel 2017 tra il Servizio navale della Guardia di Finanza e Sea Shepherd. Dal 2017 a oggi sono stati rinvenuti oltre 7.800 dispositivi da pesca illegalmente abbandonati nei mari della Penisola: un risultato che non è soltanto quantitativo, ma un contributo concreto al ripristino dell’equilibrio ecologico e della legalità in mare.
Le attività operative consentono di trasformare una rete fantasma in dato tecnico, evidenza documentale e base concreta di analisi. L’Osservatorio assume quel patrimonio di campo e lo rilegge con metodo giuridico, collegando osservazione, prova, responsabilità e tutela effettiva del mare.

Il secondo Working Paper
“Ghostnet e illeciti marini invisibili: reti fantasma, attrezzi da pesca abbandonati e responsabilità giuridica nel dominio marittimo”
a cura del Dipartimento Legale della Fondazione Sea Shepherd Italia ETS.
Il secondo contributo della collana editoriale dell’OIM: un’analisi rigorosa che trasforma il recupero di un’attrezzatura abbandonata in conoscenza, responsabilità e tutela effettiva del mare.
L’Osservatorio è istituito e promosso dal Dipartimento Legale della Fondazione Sea Shepherd Italia ETS, sotto il coordinamento scientifico dell’Avv. Cesare Colonna, avvocato penalista specializzato in diritto ambientale.
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