La morte del capodoglio Siso, causata da una rete illegale, è un chiaro segnale della presenza di attrezzature da pesca illegali nell’arcipelago Eoliano. Considerando tutti questi problemi e rischi per l’ecosistema marino, per Sea Shepherd sarebbe stato impossibile non intervenire, grazie al supporto dell’Aeolian Islands Preservation Fund, di Smile Wave e della Guardia Costiera. Siso ora è al MuMa, museo a lui dedicato e situato a Milazzo.

Il problema

Le spadare sono reti da posta derivanti, cioè non fisse, usate per la cattura di grossi pesci pelagici, soprattutto pesci spada, da cui prendono il nome. Sono reti che possono raggiungere una lunghezza di 20 chilometri e una larghezza di 30 metri e provocano il cosiddetto “effetto muro” catturando tutto ciò che vi finisce dentro.

Per questo motivo sono soprannominate “Muri della Morte”. Oltre alle specie bersaglio anche tartarughe, delfini, capodogli, balenottere e squali rimangono intrappolati. Si stima che tra il 1971 ed il 2003 oltre 230 capodogli ne siano rimasti vittime rimasti vittime. Questa tipologia di pesca non selettiva arreca danno anche alle specie d’interesse commerciale soprattutto per la cattura di pesci spada immaturi o sottomisura.

I FAD (Fishing Agregating Devices) sono meccanismi di pesca artigianali. Un FAD è costituito da tre componenti: una galleggiante, fatta di bidoni di plastica (molto spesso contenenti sostanze nocive per l’ambiente), una ombreggiante composta da foglie di palma o teli di plastica e una di ancoraggio sul fondo, costituita generalmente di un lungo filo di polipropilene, legato attorno ad un peso di cemento o rocce e che agisce come zavorra, permettendo all’attrezzo di ancorarsi a grandi profondità. Tale attrezzo mira a catturare principalmente la lampuga (chiamato negli USA mahi mahi, o in Sicilia “capone”), un pesce pelagico migratore che transita numeroso nelle acque del Tirreno da metà–fine estate, fino alla fine dell’anno.

operazione siso

La missione di Operazione Siso

Sea Shepherd ha deciso di agire a protezione dei nostri mari e dei suoi abitanti con una strategia che inizialmente, nel 2018, ha previsto l’utilizzo di due imbarcazioni: la Sam Simon e una barca senza loghi e in incognito. Quest’ultima è arrivata in zona per prima, così da iniziare un monitoraggio dell’area est dell’arcipelago mentre la Sam Simon si avvicinava da nord.

Questo ci ha permesso di monitorare l’attività illegale che abbiamo contrastato con l’azione diretta, in accordo e in coordinamento con la Guardia Costiera. Già il primo giorno abbiamo issato a bordo e mappato con il GPS decine di FAD.

Nel 2020 invece la nuovissima M/Y Conrad ha affiancato il veterano mezzo veloce Hunter, uniti nel contrasto della pesca con i FAD. 30 volontari, tra cui l’ex Capo di Stato della Marina Militare Ammiraglio De Giorgi al comando della Conrad, sono rimasti nelle acque italiane per combattere l’illegalità per 94 giorni consecutivi, in difesa della Vita e della legalità in collaborazione con le autorità italiane.

Una campagna di successo

In collaborazione con il Ministero dell’Ambiente, la Guardia Costiera, la Capitaneria di Porto di Catania e la Guardia di Finanza sezione Milazzo, Operazione Siso ha preso il lancio nel 2018 con la grandiosa Sam Simon che ha solcato le acque italiane recuperando 130 chilometri di polipropilene per un totale di 68 FAD.

Negli anni i volontari hanno unito le forze e nel 2020 grazie all’avvento della nuova nave, M/Y Conrad, i risultati sono stati notevoli: 231 FAD, 432 chilometri di polipropilene ritirati e più di 600 FAD disattivati. Con circa 3.000 miglia percorse in 94 giorni di Operazione Siso, l’equipaggio della Conrad ha recuperato anche oltre 100 sacchi di spazzatura in pulizie spiagge e oltre dieci reti abbandonate.

Per saperne di più guarda i video di operazione SISO

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