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La Campagna Ghostnet si focalizza e combatte, in collaborazione con le autorità italiane, l’enorme problema degli attrezzi da pesca abbandonati in mare: reti, lenze, nasse, ami, piombi e qualunque attrezzatura ittica deliberatamente o accidentalmente abbandonata in acqua. Nonostante questi materiali non servano più al loro scopo ittico, continuano a uccidere per anni: uccelli, pesci, invertebrati, mammiferi marini e tartarughe restano impigliati in grovigli di morte, prima che il mare riesca a distruggerli in pezzi di plastica, letali in altra maniera.

L’operazione di rimozione dei sistemi da pesca dalla nave mercantile “Nevada”

Questo autunno Ghostnet, grazie alla sempre presente disponibilità della Capitaneria di porto di Siracusa, è stata attiva nelle acque siciliane, dapprima nell’Area Marina protetta del Plemmirio,  di cui abbiamo già dato notizia,  e successivamente nelle acque antistanti Avola, per operare sulla nave mercantile “Nevada”. Il mercantile, di nazionalità italiana, affondò nel gennaio 1979. Il relitto della nave giace su un pianoro sabbioso che non supera i 55 metri di profondità, poggiato sul fondo in assetto di navigazione.

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La Nevada era completamente coperta da reti che si sono incagliate nel tempo, al punto da inclinare l’albero di maestra. Anche queste reti, così come quelle recuperate nell’Area marina Protetta del Plemmirio erano reti ancora attive, ovvero continuavano a pescare e mietere vittime inutilmente.
Durante le immersioni di valutazione infatti i volontari di Sea  Shepherd, insieme ai subacquei di Capo Murro Diving, hanno liberato un’aragosta e una cicala. Entrambi gli animali erano impigliati vicino a delle esche da pesca artificiali abbandonate. Le specie marine venivano attirate dal relitto che sembrava offrire loro riparo, ma che in realtà era una vera trappola mortale.

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L’operazione di rimozione dei sistemi da pesca ha impegnato cinque giornate di lavoro, dal 14 al 18 Ottobre 2022. Essendo il relitto situato su un fondale di oltre 50 metri le tre squadre di recupero hanno deciso di procedere con una serie di immersioni propedeutiche alla preparazione dei sistemi di pesca da recuperare, per poi rimandare la fase di issaggio alla parte finale delle attività.

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I primi tre giorni hanno impegnato  tre team  di immersione disposti a quote diverse : un  team di Sea Shepherd ha operato sull’ albero di poppa e castello, immergendosi fino ad una profondità di 42 metri; il secondo Team di Capo Murro Diving si è focalizzato invece sulla rimozione delle reti nell’area di prua e la predisposizione al recupero della rete più vasta, che è stata la causa del collasso dell’albero di prua e della rispettiva struttura a proravia della nave; il terzo Team, sempre del Capo Murro Diving, si è occupato della rimozione e della predisposizione delle reti presenti nella zona di Poppa e nella zona che ospitava la caldaia con relativo fumaiolo.

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L’attività subacquea di predisposizione ha rimosso le reti e i fili da pesca con le relative esche artificiali e le ha raggruppate in un’unica zona. Successivamente le reti, predisposte in malloppi, sono state collegate ad un pallone di sollevamento e lanciate in superficie, dove la nave Sea Eagle e il suo equipaggio si sono occupate del recupero. Per quanto riguarda le reti pesanti si è deciso di predisporle sul fondo e poi collegarle ad una cima, portata in profondità dai subacquei e successivamente recuperata dalla Sea Eagle. Per il recupero dei malloppi e delle reti pesanti sono state necessarie altre 2 giornate di lavoro. Nell’ultimo giorno la sicurezza è stata garantita dal nucleo subacqueo della Guardia Costiera, che ha monitorato le attività impiegando, non solo operatori subacquei ,ma anche un Rov.

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L’operazione Nevada ha liberato il mare da 5 reti,  750 chilogrammi di plastica che avvelenavano le acque e uccidevano i suoi abitanti.  Potete rivivere con noi le emozionanti giornate che hanno permesso questo importante risultato grazie al video :__NEVADA_______ girato e montato da: Igor  D’India e il suo team composto dal fonico Massimiliano Santillo e post produzione Tommaso Barbaro. Inoltre ringraziamo Elio Nicosia, per le splendide foto scattate durante le immersioni.

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Per arrivare preparati a questo tipo di intervento il Team Ghostnet di Sea Shepherd ha dedicato molte giornate ad addestrarsi con il supporto di Fabio Portella e il Capo Murro Diving Center. Giornate di studio teorico, selezione di materiali e pratica in acqua che hanno formato il team rendendolo operativo ed efficace in mare.

L’impatto delle reti derivanti è devastante. A causa dell’aumento delle operazioni di pesca a livello globale e dei cambiamenti nel materiale, dove l’uso di plastiche non biodegradabili è il protagonista indiscusso nell’industria della pesca, la minaccia non scomparirà senza un’azione significativa.

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2022-12-29T10:56:55+01:00

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