L’alba del 6 aprile, mentre stavamo pattugliando il golfo di Biscaglia in Francia, per controllare le eventuali catture accidentali dei pescherecci, abbiamo individuato due imbarcazioni a noi molto note: La Colombine e L’Arlequin, impegnate nella pesca a strascico a coppie, metodo noto per essere particolarmente rischioso per la cattura di delfini.

I due pescherecci hanno issato la rete alle 7 del mattino. All’interno c’erano due delfini morti catturati insieme ad altro pesce e annegati sul fondo della rete. La loro morte è stata lenta e dolorosa, come per le migliaia di altri delfini vittime della pesca industriale in questa zona.

Il giorno prima, intervistato dai giornalisti, il pescatore a bordo di uno di questi pescherecci a strascico aveva affermato di non aver catturato un solo delfino in questa stagione di pesca. Questo grazie ai “pinger”, dispositivi acustici repulsivi, presentati erroneamente come la soluzione magica per porre fine alle uccisioni di massa di questa specie protetta.

Gli stessi giornalisti sono poi saliti a bordo della Sam Simon il giorno successivo e hanno potuto testimoniare di persona ciò che è successo sulle due navi mentre recuperavano le reti. Ovviamente la credibilità del pescatore è improvvisamente venuta meno.

Traduzione a cura di Noemi Pierdica

IL VIDEO 

Da Gennaio a Marzo, sulla costa occidentale della Francia, una media di 6,000 delfini vengono uccisi ogni anno da grandi pescherecci a strascico e da pescherecci accoppiati (con reti posizionate tra le due imbarcazioni). Quella cifra può arrivare a 10,000 esemplari, secondo il Pelagis Observatory con sede a La Rochelle, ed è più del totale dei delfini massacrati nelle isole danesi delle Faroe e nella baia di Taiji (Giappone) messi insieme. Queste imbarcazioni hanno come obiettivo la zona di riproduzione della spigola durante il relativo periodo, appunto, di riproduzione. I delfini, che tipicamente vivono assieme alle spigole, rimangono intrappolati nelle reti dei pescatori che catturano indiscriminatamente ogni essere vivente lungo il loro tragitto. La maggior parte dei delfini muore nelle reti e quelli che vengono tirati in superficie generalmente muoiono a causa delle ferite inflitte loro dai pescatori a bordo delle imbarcazioni. Questa pratica non solo minaccia la popolazione di spigole ma è anche mortale per i delfini che accidentalmente rimangono intrappolati e annegano nelle reti. Nel febbraio 2018 la nave di Sea Shepherd Bob Barker, in transito a La Rochelle, filmò i pescherecci a strascico Jeremi Simon e Promethée mentre issavano le loro reti con due delfini intrappolati all’interno delle stesse.

La popolazione di delfini rischia di essere spazzata via dalla costa atlantica della Francia.
Anno dopo anno, il Pelagis Observatory ha pubblicato relazioni allarmanti sul declino della popolazione di delfini, inclusa una relazione del 2016 firmata dal Centro Nazionale Francese per la Ricerca Scientifica (CNRS), da Pelagis e dall’Università de La Rochelle, che prevede il rischio a medio termine della sopravvivenza di questa popolazione, a causa della mortalità provocata dai pescherecci.

Rapporti volutamente poco chiari sul  numero di catture non intenzionali tengono la popolazione all’oscuro. By-catch (non intenzionale, ndt) è il termine vago usato per descrivere
l’ecatombe di delfini che ha luogo, ogni anno, lungo le coste francesi, un massacro che avviene in una totale e ben protetta oscurità. Infatti, malgrado la legge richieda che i pescatori dichiarino le catture di delfini, lo Stato non ha in pratica designato nessun ente che raccolga tali dati.
Questa mancanza impedisce di fatto  il monitoraggio della mortalità inflitta ai mammiferi marini da parte dei pescherecci. Il Pelagis Observatory è qualificato e in grado di ricevere questi dati ma non ha ricevuto l’autorizzazione per poterlo fare. Oltretutto nessun finanziamento è stato stanziato per implementare l’utilizzo di tecniche di pesca più selettive, sebbene questi finanziamenti esistano. La pesca industriale in Francia è largamente sovvenzionata ma la riduzione della mortalità dei delfini non è tra le priorità delle politiche di Stato sulla pesca.