Le isole Faroe sono tristemente famose per la pratica della grindadrap. Tuttavia gli animali marini non sono le uniche vittime di massacri di massa: ecco quello che avviene agli uccelli marini, cacciati tradizionalmente con gravi conseguenze sul numero di esemplari rimasti.

uccelli marini

Gli uccelli marini sono i più minacciati tra le “famiglie” di uccelli sul pianeta

Gli uccelli marini e la caccia tradizionale

La crescita lenta e i grandi depositi di grasso caratteristici di molti pulcini di uccelli marini pelagici potrebbero essere un adattamento evolutivo alla fornitura di cibo non frequente e imprevedibile da parte dei genitori, mentre l’aumento della generazione di calore e l’isolamento termico hanno liberato gli adulti dalle esigenze di covare.

È una delle grandi tattiche di sopravvivenza della natura, ma i pulcini di uccelli marini relativamente impotenti e grassi hanno sempre attratto i cacciatori. Storicamente, gli uccelli venivano presi per carne, uova, pelli e piumino. Ad eccezione forse delle pelli, attualmente vengono comunque allevati per questi motivi, ma i metodi sono cambiati nel tempo. Strumenti più efficienti di allevamento e di caccia hanno esposto gli uccelli marini all’eccessivo sfruttamento.

Per natura, la maggior parte degli uccelli marini sono sensibili alla mortalità degli adulti perché producono covate poco numerose e hanno una maturità ritardata, oltre ad essere esposti a condizioni meteorologiche estreme. Fino al XX secolo, le comunità umane erano piccole e la caccia veniva effettuata principalmente da imbarcazioni non motorizzate e quindi probabilmente aveva un impatto limitato sulle popolazioni di uccelli marini. Da allora, l’aumento della popolazione, con trasporti meccanizzati e potenti armi da caccia, ha aumentato la pressione sulle popolazioni di uccelli marini.

Gli uccelli e l’ecosistema marino

Gli uccelli sono importanti membri degli ecosistemi marini; i numeri degli uccelli marini possono essere utilizzati infatti come indicatori delle riserve ittiche o della salute dell’ecosistema marino in generale.

Purtroppo questa tipologia di volatili è tra le più minacciate tra le famiglie di uccelli sul pianeta. La maggior parte degli uccelli marini si riproduce lentamente e vive per decenni; la principale causa di mortalità per gli esemplari adulti sani è infatti la morte accidentale in attrezzi da pesca. In Islanda, lo stato confinante a nord con le isole Fær Øer, ogni anno circa 120.000 uccelli muoiono nelle reti da posta, mentre non vi sono dati relativi alle catture accidentali nel settore della pesca delle Fær Øer.

uccelli marini

I fulmari “di prima piuma” vengono raccolti dalle barche usando retini da pesca

Un numero di esemplari di uccelli marini in costante calo

Oltre alla caccia, le popolazioni di uccelli marini devono fare fronte ad una nuova minaccia: i cambiamenti ecologici su larga scala e legati al clima che hanno interrotto la catena alimentare nelle acque del nord. La distribuzione di alcune delle fonti alimentari, dalle quali dipendono gli uccelli marini, si sta modificando a causa dei cambiamenti climatici.

Nel Nord Atlantico uno spostamento verso nord nella distribuzione di plancton e copepodi sta influenzando il numero e la distribuzione di alcune specie di pesci che sono importanti per gli uccelli marini, come registrato per le anguille.

Si ritiene che questi cambiamenti siano la causa della riduzione degli accoppiamenti tra gli uccelli marini in Islanda, alle Isole Fær Øer, in Scozia e in Norvegia, iniziati nel 2004. Negli ultimi anni, un numero decrescente di uccelli ha raggiunto le colonie e le popolazioni locali sono in difficoltà con pochi pulcini allevati: questo è anche il caso delle Isole Fær Øer.

Alcuni estati le poche sterne artiche che si riproducono, lasciano morire le loro uova e i loro piccoli. Se i Kittiwake hanno pochi pulcini, la domanda è se questi sopravviveranno durante il loro primo inverno, poiché iniziano la loro vita in cattive condizioni. A volte, si trovano esemplari di pulcinella di mare morti o quasi morti a causa della fame,  spinti sulla riva delle spiagge dal vento.

Un declino che prosegue da più di dieci anni

Il 2014 è stato ricordato come il decimo anno consecutivo con cibo scarso o assente per i pulcinella di mare delle Fær Øer. Nello stesso periodo di tempo i cacciatori locali hanno catturato solo uccelli in età riproduttiva, proprio a causa dell’assenza di pulcini. Ciò si traduce in una riduzione della popolazione sempre maggiore rispetto a quella che si verificherebbe nei normali anni di cattiva riproduzione.

I calcoli fatti a Røst, in Norvegia, mostrano che i pulcinella di mare diminuiscono del 7% all’anno. Se la caccia non verrà interrotta, a questo ritmo i pulcinella di mare delle Isole Fær Øer si estingueranno intorno all’anno 2025. Ufficialmente questi animali sono una specie protetta, ma i nostri volontari a terra nelle Isole Fær Øer hanno raccontato che nei villaggi la caccia prosegue comunque.

I numeri e le specie di uccelli marini cacciate

I pulcinella di mare non sono l’unica specie cacciata. Sulla terra, il modo tradizionale di uccidere è quello tramite il fleygastong, una rete posizionata tra due braccia sottili su un lungo palo; questo metodo viene utilizzato per la caccia ai pulcinella di mare e ai fulmari.

In mare i fulmari appena nati vengono invece prelevati utilizzando un lungo retino da pesca. Durante l’inverno la caccia viene praticata con armi da fuoco e le specie cacciate sono i cormorani, l’ùria comune, l’alca torda e i pulcinella di mare, ma i cormorani e i puffin comuni sono stati i più cacciati per generazioni.

Un tempo l’ùria comune era l’obiettivo più importante, fino al forte declino della popolazione iniziato alla fine degli anni ’50. Ora è permesso prenderne soltanto le uova e solo con il permesso del Museo di Storia Naturale delle Isole Fær Øer. In totale vengono prese ogni anno dalle 1.000 alle 2.000 uova di ùria comune.

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Negli ultimi decenni i fulmari sono stati la preda più frequente

Circa 2.400 coppie di sule si riproducono su Mykineshólmur, Píka, Flatidrangur e su Mykines, l’isola più occidentale delle Isole Fær Øer. Gli uomini di Mykines catturano ogni anno diverse centinaia di pulcini, chiamati grásúla, alla fine di Agosto o all’inizio di Settembre. I cadaveri sono divisi tra proprietari terrieri e cacciatori.

A Skugvoy la caccia tradizionale agli uccelli marini e la raccolta di pulcini di puffin di Manx sono ancora praticate in una certa misura. I dati di monitoraggio indicano un calo del successo riproduttivo e del numero di uccelli in queste zone.

Con i pulcinella di mare e le sule quasi spariti, negli ultimi decenni i fulmari sono stati la preda più importante, con una caccia annuale di 50.000/100.000 uccelli, la maggior parte dei quali giovani che hanno appena trovato un compagno. Come è già noto nella pesca, quando una specie è esaurita, semplicemente viene aumentata la pressione di caccia sulle altre specie disponibili.

I fulmari

Parente dell’albatros e simile ad un gabbiano, il fulmaro settentrionale è un uccello degli oceani settentrionali. È un uccello longevo, in grado di vivere per più di 30 anni che inizia a riprodursi in età eccezionalmente avanzata per i volatili. La maggior parte non si riproduce fino agli 8-12 anni. Il fulmaro è monogamo e forma stabili e duraturi legami di coppia; ritorna allo stesso nido anno dopo anno. Il fulmaro settentrionale si riproduce su ripide pareti rocciose, dove a Maggio viene deposto un singolo uovo; nello stesso mese le uova vengono raccolte in diversi luoghi nelle Isole Fær Øer.

caccia agli uccelli nelle Faroe

Molte barche catturano tra i 100 e i 300 fulmari al giorno

Il fulmaro settentrionale è attualmente uno dei più numerosi uccelli marini nell’emisfero settentrionale, con una popolazione stimata di 5-7 milioni di esemplari.

È ben noto tra i pescatori commerciali perché si nutre delle frattaglie lanciate dalle baleniere e dai pescherecci. Si pensa che questo adattamento alla rapida espansione della pesca commerciale e della caccia alle balene nel secolo scorso abbia favorito l’aumento della popolazione di fulmari e che ora, i nuovi metodi meccanizzati per la lavorazione del pesce in mare hanno ridotto la quantità di rifiuti e di conseguenza il numero di questi uccelli ha ripreso a declinare.

Nuovi studi suggeriscono che, sebbene i rifiuti della pesca siano un’importante fonte di cibo per i fulmari in alcune aree, non è stata l’unica causa dell’espansione della popolazione. Una spiegazione molto logica che i cacciatori non amano considerare è che l’espansione dei fulmari avrebbe potuto derivare da una diminuzione della caccia da parte dell’essere umano.

I fulmari: un po’ di storia

Nel XVII secolo si credeva che la popolazione al di fuori dell’Artico fosse presente in due soli siti: St Kilda nelle Ebridi Esterne e Grimsey al largo dell’Islanda settentrionale. Durante il XIX e il XX secolo, i fulmari si diffusero da Grimsey sulla costa dell’Islanda continentale e colonizzarono le Isole Fær Øer tra il 1816 e il 1839. All’inizio del XX secolo, le comunità insulari in Islanda, le Isole Fær Øer e St Kilda presero i fulmari per fornire alla popolazione scorte di olio, piumino e carne.

Le statistiche del governo islandese hanno registrato catture annue di 20-60.000 esemplari. Le stime delle catture delle isole Færøer negli anni ’30 erano addirittura superiori a 80.000 animali all’anno e quelle di St Kilda erano intorno alle 6-10.000 unità.

I raccolti su St Kilda, Islanda e Fær Øer diminuirono drasticamente alla fine degli anni ’30. St Kilda fu evacuata e la legislazione in Islanda e nelle Isole Fær Øer vietò la caccia di giovani fulmari in seguito alla loro identificazione come fonte di infezione da psittacosi; ne seguì una rapida espansione dei fulmari.

Negli ultimi tre decenni i livelli di raccolta sono diminuiti drasticamente fino al 50% nelle Isole Fær Øer, in Islanda e in Groenlandia. Si ritiene che ciò sia stato causato da una combinazione di regolamenti di caccia più restrittivi e di popolazioni in declino degli uccelli marini.

La caccia ai fulmari e la grindadrap

La caccia al fulmaro inizia intorno alla terza settimana di Agosto e dura fino alla seconda settimana di Settembre. Molte delle barche catturano tra i 100 e i 300 giovani fulmari ogni giorno e le barche di città come Hvannasund, vicino alle più grandi colonie di fulmari, prendono fino a 900 esemplari.

Mentre pattugliavamo con la Brigitte Bardot e le altre barche più piccole, potevamo vedere la gente del posto raccogliere centinaia di pulcini di fulmar ogni giorno. I giovani non sono indifesi, perché nuotano e si allontanano dalla rotta delle navi in avvicinamento e resistono agli attacchi dei sub, ma non riescono a fuggire dalle barche veloci e manovrabili con reti su pali più lunghi. Alcuni uomini uccidono gli uccelli facendo roteare il corpo tenendo la testa; altri staccano la testa direttamente.

uccelli marini

Un momento della cattura dei fulmari

I fulmari e gli altri uccelli marini della zona condividono il rischio di massacro con altri animali marini. Vivono infatti nelle zone note per la grindadrap. Quando la grind ebbe luogo a Sandur, la nave di pattuglia/ricerca e salvataggio della pesca Brimil non era in acqua per difendere la grind dall’opera di contrasto dei volontari di Sea Shepherd, come già avvenuto durante la simil-grind di Hvalba poche settimane prima. La Brimil era invece in acqua con il proprio equipaggio dotato di reti, per uccidere i fulmari nelle acque a nord dell’isola di Vagar.

Tutte quelle barche in mare che uccidono i fulmari rappresentano anche una minaccia per le balene pilota. Agosto è statisticamente il mese più sanguinoso di grind della stagione per un motivo che lega i due massacri: le barche che uccidono gli uccelli marino segnalano le balene pilota avvistate e finiscono per partecipare alla grind.

Anche se le notizie diffuse in merito affermano che ci sono molti più havhestaugum (pulcini di fulmar) rispetto a quelli degli ultimi tre anni e che i numeri sono anche sopra la media negli ultimi 14 anni, i numeri di fulmar nelle Isole Fær Øer sono diminuiti drasticamente negli ultimi 20 anni.

Esiste un parallelo interessante tra il fulmar e la caccia alle balene pilota: il consumo di carne espone i locali a rischi per la salute.

I rischi per la salute

La Chlamydophila psittaci è stata rilevata nel 10% dei 431 fulmari esaminati dalle Isole Faroe nel 1999. Si tratta di una malattia batterica che viene trasmessa per inalazione, contatto o ingestione tra gli uccelli e poi trasmessa ai mammiferi. La psittacosi negli uccelli e nell’uomo inizia spesso con sintomi simil-influenzali e diventa una polmonite potenzialmente letale.

Durante l’inverno 1929-1930, si verificarono epidemie diffuse di psittacosi in Europa e negli Stati Uniti. Dalle Isole Fær Øer, tra il 1930 e il 1938 furono riportati 174 casi di psittacosi umana. Il tasso di mortalità umana era del 20% ed era particolarmente elevato, fino all’80%, nelle donne in gravidanza. La malattia ha avuto origine in Argentina ed è stata esportata con le spedizioni di uccelli da compagnia. I pappagalli infetti e morti furono gettati in mare durante il viaggio e in questo modo infettarono i fulmari. Il primo caso umano nelle Isole Fær Øer apparve nell’isola più meridionale del Suduroy; dal 1933 al 1938 si verificarono gravi focolai su Sandoy e in altre isole.

In Islanda, i primi casi di clamidofilosi umana legati ai fulmari furono riportati nelle Isole Vestmanna nel 1939. In totale furono riportati sei casi; tutto avvenne dopo che gli uccelli furono preparati per il consumo umano. Dopo questi episodi, la caccia ai fulmari per il consumo umano fu vietata nel 1938 e il divieto durò fino al 1954 nelle Isole Fær Øer.

Se la motivazione di tutela della salute è un incentivo per porre fine all’uccisione, il suo valore è comunque positivo, tuttaviail fatto che il consumo di questi animali sia dannoso per la salute umana non dovrebbe essere la ragione per porre fine alla caccia. Nell’ecosistema marino si stanno verificando cambiamenti completi e complessi, sottolineando più che mai la necessità di gestire tutti i fattori che influenzano gli uccelli marini e i mammiferi marini: cambiamenti climatici, pesca commerciale, spandimenti di petrolio e esplorazione petrolifera, caccia e inquinamento.

Non ci sono statistiche sulla caccia nelle Isole Fær Øer e le stime sulla popolazione sono scadenti, quindi ogni richiesta di caccia sostenibile è illusoria. Per coloro che hanno visto le popolazioni di uccelli presenti sulle scogliere nelle Shetland o negli Spitsbergen, è chiaro come quelle delle Fær Øer non possano essere nemmeno confrontate per dimensioni.

Se pensiamo che oggi gli uccelli marini sono cacciati, proprio come avviene per le balene pilota, per motivi culturali e ricreativi e che si è del tutto persa la necessità della caccia per la sussistenza, si capisce perché ci auguriamo che queste “tradizioni” possano sparire al più presto.