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minacce di morte Minacce di morte da alcuni pescatori alla Conrad impegnata contro la pesca illegale in Sicilia

In merito ai recenti attacchi verbali, alle minacce subite dalla crew della nave Conrad e a uno speronamento volontario, Andrea Morello, Campaign Leader ha dichiarato: “Noi da qui non ci muoveremo fino al ritorno della legalità.

Autorità e istituzioni sono chiamate a fermare con noi la criminalità dilagante nel Mar Tirreno.

Dopo aver subito uno speronamento da un peschereccio nei giorni scorsi, ieri ci è stato recapitato in Mare un messaggio intimidatorio che minaccia di morte i volontari presenti in Operazione SISO.

Pretendiamo di sapere chi sono i delinquenti che usano minacce e intimidazioni in Mare perché vengano processati dalla giustizia”.

Un nuovo record per i FAD recuperati

Operazione SISO continua con ancora maggiore forza dopo le minacce ricevute. È stato raggiunto un nuovo, quanto triste record: la quota dei FAD recuperati è salita infatti a 167, con 237.500 metri di polipropilene issati a bordo della Conrad in pochissime settimane di  navigazione. È il risultato più alto mai raggiunto prima nei tre anni di Operazione Siso.

Ecco il diario di bordo delle prime settimane di campagna.

1 Ottobre: una trappola da record

Il primo ottobre, dirigendosi in rotta delle isole Filicudi e Alicudi per continuare le ricerche nella zona, l’equipaggio della Conrad ha individuato e successivamente smantellato un palangaro non segnalato e non regolamentato di dimensioni significative a sud di Vulcano.

In seguito all’autorizzazione ricevuta dalle autorità, i volontari hanno impiegato quasi tre ore per estrarre ben 8 chilometri di nylon che componevano il sistema di pesca ritrovato. Tuttavia, oltre a danneggiare e inquinare l’ambiente marino circostante, il palangaro ha anche decretato la morte di innumerevoli pesci di piccole dimensioni rimasti impigliati nei quasi 100 ami che lo componevano.

I volontari hanno recuperato anche numerose bottiglie di plastica e poliuretano che rischiavano di danneggiare irreparabilmente l’ecosistema locale. Questi terribili sistemi di pesca rappresentano un pericolo incommensurabile per gli ambienti marini e per tutti i suoi abitanti. Non possono continuare a distruggere i nostri meravigliosi oceani. 

7 ottobre: il pesce spada, la tartaruga e il futuro del Mare Mediterraneo

Il 7 ottobre, l’equipaggio ha fatto delle macabre scoperte: una tartaruga è stata trovata morta soffocata insieme a un pesce spada. La long line che ha determinato la loro morte era composta da esche inserite in moltissimi ami. L’esemplare di pesce spada è stato probabilmente attirato dalle esche, era sotto le misure consentite dalla pesca  ed è rimasto impigliato e poi è soffocato.

L’esemplare di tartaruga era una Caretta caretta femmina di 35 anni, morta probabilmente a causa del soffocamento, annegamento ed emorragia interna. A peggiorare questo ritrovamento, è stata la notizia appresa poco dopo: la tartaruga aveva i follicoli ovarici (non si sa se fecondi o meno) in corso di maturazione, portando così alla morte tutti i piccoli esemplari oltre che alla sua.

Queste crudeltà non fanno che aumentare la determinazione nel rimuovere queste tecniche di pesca che devastano, uccidono e inquinano il bellissimo mare che è il mar Mediterraneo. 

9 ottobre: insulti, minacce di morte e l’attacco alla Conrad

Il 9 ottobre, a nord ovest di Alicudi la crew incontra una linea lunga decine di miglia e composta da centinaia di FAD illegali. Le operazioni di recupero degli stessi continuano dall’alba al tramonto senza mai arrestarsi, attirando l’attenzione di un peschereccio veloce molto sospetto. La crew, senza interrompere il recupero dei FAD illegali monitora la situazione e non si lascia intimidire.

Il peschereccio ha cercato di ostacolare in tutti i modi le operazioni, senza però avere successo, così decide di avvicinarsi pericolosamente alla navigazione della M/Y Conrad arrivando fino a colpirla nella parte di poppa più volte e intenzionalmente, con il fine di allontanare la nave dalle prove del suo crimine. 

Il pescatore ha cercato di occultare le prove del reato, minacciando di morte il nostro equipaggio e infine ha speronato la nostra imbarcazione. Il nostro equipaggio, però, nemmeno dopo le minacce e le intimidazioni si è fatto fermare. Non ha interrotto nemmeno per un secondo il suo lavoro, dimostrando la nostra determinazione, rimuovendo FAD illeciti fino al tramonto dal mare che sta morendo a causa di pesca illegale, plastica e criminalità

Non ci fermeremo fino a quando non avremo eliminato ogni singolo FAD o palangaro illegale e ogni minaccia per la vita del nostro Mare.

I FAD illegali: alcuni dati

Secondo studi recenti*, la presenza di FAD illeciti è di dimensioni inimmaginabili:

10.000 FAD illeciti nel sud Tirreno con 20.000 chilometri stimati di polipropilene e centinaia di migliaia bottiglie e taniche di plastica

1.596.518 FAD e 5.398.500 bottiglie e taniche di plastica sono stati riversati nel resto del Mediterraneo dal 1961 al 2017.

La pesca INN (Illegale, Non dichiarata e Non regolamentata) che uccide molte specie arricchendo la criminalità e mettendo in ginocchio l’economia della piccola pesca artigianale.

I FAD (Fishing Aggregating Devices) sono meccanismi di pesca basati sull’aggregazione di pesce sotto le zone d’ombra. Un FAD tipico è composto da foglie di palma, un filo di polipropilene con diametro 3,5 mm lungo quanto la profondità del fondale (1.500-2.000 metri), taniche e bottiglie di plastica molto spesso sporche di oli esausti e materiale altamente inquinante e un peso utilizzato per mantenere in sede e ben teso il FAD stesso. 

*Fonte: pubblicazioni sul Journal of Environmental Management

 

 

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2020-10-23T11:53:17+02:00
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