La nuova campagna di Sea Shepherd nelle Isole Eolie

L’attività di pattugliamento è cominciata in due aree a sud del mar tirreno denominate Alpha e Bravo, ed è terminata in altre due zone: Charlie e Delta.
L’attività investigativa da mare e da terra ha portato all’organizzazione ed allo svolgimento di controlli su motopescherecci nello specchio di mare di fronte a Bagnara Calabra, tristemente nota nella storia per l’uso di reti derivanti di tipo “Spadara*”. L’attività coordinata dei nostri gommoni veloci e delle motovedette della Guardia di finanza, intervenute prontamente ed in concerto alle segnalazioni di pesca, hanno portato al controllo completo di due pescherecci. Una delle due imbarcazioni ha tentato di liberarsi della rete derivante che stava utilizzando perché conteneva un pesce spada, ormai morto in una tremenda agonia soffocato dalla rete che lo aveva completamente intrappolato. La pesca con derivanti al pesce spada è vietata ed era questa la violazione che impauriva il peschereccio, rigettandolo in acqua ha tentato di liberarsi del reato; ma non in tempo perché sorpreso dagli agenti della finanza.

Seguendo la rotta a nord dal vulcano stromboli, durante la giornata del 10 giugno abbiamo incontrato le famose “Tonnare volanti*”. In parte viene pescato seguendo le norme dell’iccat che ne determina quote, periodi e barche autorizzate. Calato il gommone veloce “Thunder” in acqua ed il drone, abbiamo proceduto al documentare la presenza dei tonni nelle gabbie trasportate dai rimorchiatori verso gli “ingrassatoi” dove, dopo un viaggio dentro queste gabbie vivi, ma senza cibo, verranno nutriti con sardine provenienti dal nord europa per poi essere uccisi in novembre e trasportati in giappone.
Certificata la loro legalità tramite iccat e la guardia costiera italiana, con cui la collaborazione è di assoluto pregio e puntualità, abbiamo proseguito rotta nord. Questo business lega la vita del tonno rosso all’estinzione, meno tonni ci saranno più profitto avranno le aziende che ne detengono gli allevamenti e le quote congelate. Nel nord africa spesso le regole iccat non valgono o non vengono controllate e la iuu colpisce anche il tonno rosso: nel 2010 siamo entrati nel mediterraneo con la nave steve irwin per liberare 800 tonni pescati illegalmente nelle gabbie fuori dalla stagione di pesca, per questo il tonno rosso oggi è una pesca industriale non sostenibile contro cui combatteremo: pirati della compassione contro i veri pirati del profitto.

Al calare della notte è comparso un sistema di boe non segnalate e senza identificativi che, oltre ad essere un pericolo per la navigazione, erano collegate da una lenza madre di un enorme palangaro lungo 10 miglia. Dopo averlo segnalato alle autorità, ed aver ottenuto dalla guardia costiera l’autorizzazione per rimuoverlo, lo abbiamo monitorato tutta la notte. Dall’ultimo controllo all’alba è risultato legale, abbiamo quindi cancellato il recupero.

L’11 giugno alle ore 10:30 del mattino abbiamo collaborato con la Guardia Costiera per la presenza di una rete spadara illegale ghost, probabilmente tagliata dai bracconieri durante le precedenti notti in Mare. Arrivati alle ore 14 davanti alla costa nord di salina ed avvistata la rete, siamo subito intervenuti con un gommone ed apneista per poterla issarla a bordo tramite la gru. Questo tipo di rete tradizionalmente chiamata “spadara” o “muro della morte” è bannata dalle nazioni unite e dall’Europa da quasi 20 anni perché responsabile della morte di 30.000 mammiferi marini nel mondo tra cui: balene, capodogli, delfini e tartarughe. Una volta la rete a bordo, abbiamo costatato la morte di 5 pesci spada di grandi dimensioni e di 1 squalo rimasto intrappolato nelle mortali maglie, probabilmente una verdesca.

Il 28 giugno, durante la quarta settimana di operazione siso 2019; alle prime luci dell’alba la M/V Sam Simon trova il target della campagna: una rete derivante illegale di tipo “spadara” in zona bravo. Immediato il coordinamento con la guardia costiera sezione operativa di Milazzo, che acquisisce posizione e tipologia della rete illegale. Per l’intera giornata seguirà l’incessante lavoro di preparazione ad issarla a bordo per confisca. Calato il gommone “Thunder” si documenta che nelle sue micidiali maglie ha numerosi pesci. Alle 16:00 arriva sul posto la classe 200 della guardia costiera, seguita da una classe 404 che inizia a issare la rete illegale con il supporto della M/V Sam Simon e del gommone thunder. Proprio quando la lista raggiungeva ormai 39 vittime, di cui: 32 tonni, 5 pesci spada, 1 guglia imperiale e 1 verdesca, l’insperato salvataggio ha inizio: una seconda verdesca di quasi 3 metri inizia a dare segni di vita, viene liberata dalla rete ed una volta in mare, respira nuotando libera nel suo mare blu turchese.

Il 30 giugno la M/V Sam Simon fa rotta verso siracusa per un giorno di ormeggio dove, nella stessa notte un’altra operazione di Sea Shepherd era attiva nel sud sicilia: operazione Siracusa. 20 volontari provenienti da 6 nazionalità diverse pattugliavano le coste dell’area marina protetta del Plemmirio, occhi vigili in difesa del mare, per proteggerne le cernie ed i ricci. Alle prime luci dell’alba i nostri volontari individuano le prime irregolarità.
Tre pescatori con canna entrano nella zona di pesca dividendosi su due fronti, due di loro si dirigono nella baia situata in direzione ognina, mentre il terzo prende posto sugli scogli di fronte al porto di siracusa.
Viene avvisata la polizia municipale, che in pochi minuti avvia i controlli. I pescatori risultano già conosciuti alle forze dell’ordine, poiché segnalati e multati nei mesi precedenti per pesca senza regolare licenza.
Dopo nemmeno un’ora, a bordo di uno scooter, fanno ingresso nell’area marina protetta due giovani armati di coltelli e di una ampia rete di plastica gialla, solitamente utilizzata per la raccolta di molluschi. I due si dirigono da subito verso gli scogli affacciati verso Siracusa ed iniziano a staccare a raccogliere i frutti di mare, controllando minuziosamente la zona e soffermandosi molto spesso ad osservare i punti di ingresso al mare. Vengono avvisate le forze dell’ordine che, come nella situazione precedente, intervengono in pochi minuti ed avvicinano i due per l’identificazione.
L’operazione però non risulta possibile perché i pescatori sono sprovvisti di documenti, vengono per questo caricati a bordo dell’auto della polizia e portati al comando per l’identificazione. In seguito al controllo è stato possibile identificare i due bracconieri, ed elevare loro una multa di 200 euro ciascuno per la pesca dei molluschi eseguita con attrezzatura vietata.
Nel mentre i volontari di Sea Shepherd hanno proseguito il pattugliamento della zona, ritrovando mute e materiale per immersione che i due avevano lasciato in disparte. Tale attrezzatura sarebbe servita per la pesca dei ricci nel sotto costa, operazione illegale in questo tratto di mare. La conferma di quanto ipotizzato si è concretizzata al rientro dei due dalla caserma, quando, sotto l’occhio vigile ma discreto dei volontari, sono stati visti recuperare il materiale, caricarlo sullo scooter ed allontanarsi.
Infine sono stati avvistati tre free divers con fucile subacqueo intenti nella preparazione dell’attrezzatura prima di entrare in acqua. Una volta accertate le loro intenzioni, ed in seguito alla segnalazione già avvenuta alla capitaneria di porto per una barca ancorata irregolarmente all’interno dell’area parco, sono partite le operazioni di fermo dei bracconieri.
La nave d’appoggio della capitaneria si è subito diretta in direzione dei free divers, che una volta capito il pericolo che stavano correndo, si sono visti costretti a liberarsi dei fucili nascondendoli in mare ed a dirigersi verso la costa, dove la polizia municipale è intervenuta. Identificati i tre, sono risultati essere pescatori catanesi ed intimando loro di non proseguire con nessun tipo di attività marittima. La mancanza di flagranza di reato non ha permesso loro di stilare una verbale ai pescatori, che però risultano ora conosciuti alle forze dell’ordine.

Salvare vite è per Sea Shepherd la missione primaria e di ogni campagna; misuriamo il nostro successo proprio in base al numero di vite che salviamo. Da 450 milioni di anni gli squali popolano il nostro pienata, influenzando ogni altra forma di vita conosciuta al giorno d’oggi. Aver visto uno squalo, dalla forma così perfettamente sinuosa, nuotare via libero nell’immenso blu; ha dato ancora più determinazione ai nostri volontari per continuare a pattugliare di giorno e di notte, fermando ogni azione di distruzione dei nostri oceani. Come dice il nostro fondatore capt. Paul Watson, se muoiono gli oceani moriamo anche noi.

Operazione Siso 2019 ha dimostrato al mondo intero che nel più sovrasfruttato mare del mondo, ancora oggi si utilizzano reti derivanti illegali, nonostante sia indubbio il declino di questo sistema di pesca illegale rispetto a 10 anni fa. Sea Shepherd tornerà con la flotta di nettuno nel mediterraneo per fare rispettare le leggi, in collaborazione con le autorità, e riportare la giustizia sventolando il jolly roger in ogni luogo ove la vita degli oceani venga messa in pericolo; grazie alla passione dei nostri volontari, la determinazione dei nostri comandanti ed il fondamentale sostegno dei nostri donatori.

Azioni che fanno la differenza:

Sea Shepherd è proprio questo: azione che fa la differenza. Come ogni giorno quando l’alba illumina l’orizzonte blu, i 27 ocean warriors (guardiani del mare) a bordo iniziano a pattugliare nel mediterraneo con la motonave M/V Sam Simon per il mare e le vite che lo abitano.
Milioni di tonnellate di plastica vengono buttate nei mari ogni anno, miliardi di pesci illegalmente pescati e re-immessi nei mercati globali, cetacei costantemente uccisi da reti derivanti illegali; questi sono solamente alcuni degli innumerevoli crimini che l’uomo causa ad un mare ormai in serio pericolo, ma pronto a riprendersi la vita se protetto.
Ed oggi, come ci diceva sempre Enzo Maiorca, dirigiamo la “prua della Sam Simon al mare” in sua difesa, conservazione e protezione, collaborando con le autorità ed i governi. Sempre determinati a proteggere il futuro della nostra stessa specie senza compromessi, lottando per la sopravvivenza, lottando contro l’estinzione.

Chi è SISO? Un giovane Capodoglio morto nel 2017, rimasto impigliato in una rete illegale di tipo “spadara” durante il passaggio tra le Isole Eolie. L’eroico tentativo di liberarlo ha impegnato la Guardia Costiera per molte ore ma non ha potuto salvarlo. SISO è stato trovato senza vita lungo la costa di Capo Milazzo dal biologo marino Carmelo Isgrò, che ne ha conservato lo scheletro mantenendo la rete che l’ha ucciso e la plastica presente nel suo stomaco, come monito per le generazioni future. SISO era il soprannome dell’amico che ha aiutato Dr.Isgrò nel recupero del capodoglio, scomparso in un incidente d’auto proprio in quei giorni.

 

Commentario di ANDREA MORELLO – Campaign Leader Operazione SISO 2019

*Spadara: Tipo di rete pelagica derivante, composta da maglie comprese tra i 20 ed i 45cm.
*Tonnare volanti: barche dedite alla pesca del Tonno Rosso che entra nel Mediterraneo per riprodursi, composte da una barca che traina una rete circolare tramite delle cime.

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