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Una settimana dopo che una squadra armata di agenti delle forze dell’ordine della Marina del Gambia,  a bordo della nave Age of Union di Sea Shepherd Global, ha arrestato tre imbarcazioni per pesca illegale in acque riservate ai pescatori artigianali, un quarto peschereccio è stato arrestato. Questo accade in seguito ad uno scontro tra i pescatori di piccola scala e l’equipaggio a bordo della nave da pesca industriale che ha danneggiato una loro rete posizionata da una canoa. Si è verificato un susseguirsi di spintoni e scontri quando i pescatori artigianali sono saliti a bordo del peschereccio industriale, esigendo un risarcimento e richiamando le forze dell’ordine per l’arresto.

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La Majilac 3 con il gommone della Age of Union. Foto di Max Ludolf/Sea Shepherd Global.

La Age of Union è stata prontamente inviata sul luogo, tuttavia è arrivata dopo che i pescatori artigianali avevano già lasciato il peschereccio. Non è stata fornita alcuna compensazione per la rete distrutta.

“In Gambia, il costo di una rete da pesca artigianale può ammontare a sei mesi di stipendio. È necessario lo stipendio di un mese per pagare le tasse scolastiche per un bambino. La perdita di una rete, benché abbia un impatto minimo sulla pesca rispetto alle reti da pesca industriali, può mettere in gravi difficoltà finanziarie una famiglia, costringendola a contrarre debiti con i mercanti che vendono nuove reti a prezzi maggiorati. – Peter Hammarstedt, Direttore delle Campagne di Sea Shepherd.

Quando gli agenti delle forze dell’ordine sono saliti a bordo del peschereccio Majilac 03 dal gommone della Age of Union, hanno scoperto che l’imbarcazione aveva con sé due diversi registri di documentazione, rendendo impossibile verificare l’identità della nave. Inoltre, il peschereccio stava trasmettendo una terza identità elettronica utilizzando il sistema di identificazione automatica (AIS), che è essenzialmente un transponder di localizzazione obbligatorio per legge.

Durante l’ispezione dell’attrezzatura da pesca, è emerso che la dimensione della maglia non solo era inferiore alle normative, ma la rete era stata anche ripiegata per ridurre al minimo la possibilità che potessero sfuggire anche pesci di piccola taglia. All’interno delle stive sono stati infatti individuati pesci di taglia esigua.

La Majilac 03 è stata messa in arresto ed è stata scortata al porto di Banjul dalla Age of Union, dove si è unita agli altri tre pescherecci in custodia.

Il Ministero della Difesa riceve regolarmente segnalazioni di pescherecci industriali in zone interdette, riservate ai più di 300.000 cittadini gambiani che basano il loro sostentamento sulla pesca artigianale e di piccola scala.

Questa situazione è particolarmente preoccupante poiché i pescherecci industriali prelevano una quantità di pesce molto maggiore rispetto a quella che i pescatori in canoe a remi riescono a ottenere. Al fine di tutelare le comunità locali, il governo del Gambia ha istituito una zona costiera di esclusione di 9 miglia nautiche ove è vietata la pesca industriale, acque identificate come Area a Gestione Speciale.

L’arresto di tre pescherecci industriali all’inizio di Operazione Gambian Coastal Defense – una rinnovata partnership quinquennale tra Sea Shepherd Global e il Ministero della Difesa del Gambia per condurre pattugliamenti in mare – dimostra che in queste zone la pratica della pesca illegale è diffusa, e che è necessario incrementare i pattugliamenti resi possibili attraverso la collaborazione con Sea Shepherd.

L’Operazione Gambian Coastal Defense rappresenta una partnership unica con il governo del Gambia, avviata nel 2019 per condurre pattugliamenti congiunti in mare allo scopo di contrastare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN). Dal 2016 Sea Shepherd ha collaborato con i governi di Gabon, Liberia, Sierra Leone, São Tomé e Príncipe, Tanzânia, Benin, Namibia e Gambia, per contrastare la pesca INN, fornendo navi da utilizzare per il pattugliamento offshore agli stati costieri e insulari africani. Questo ha permesso e tuttora consente alle autorità di far rispettare le normative sulla pesca e le leggi sulla conservazione nelle acque sovrane. Fino ad oggi, questa collaborazione ha portato all’arresto di 86 imbarcazioni che hanno agito conducendo attività di pesca illegale e commettendo altri reati legati alla pesca.

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