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Nel finale dell’estate, con alle spalle una stagione di quasi sei mesi di campagne in mare, abbiamo dovuto ricaricare le energie per affrontare una nuova realtà, un altro esempio di quanto sia estesa la pratica dell’illegalità nelle acque italiane.

Si perchè la notizia non riguarda né lontani mari antartici, nè la bella Sicilia; le notizie che ci ha fornito l’equipaggio della Conrad arrivano dalle centralissime acque laziali. Spiagge spesso sovraffollate che a qualche miglia a largo celano devastanti segreti.

In questo mese di Ottobre l’equipaggio della Conrad – il catamarano di Sea Shepherd Italia- sta perlustrando le acque laziali e in collaborazione con la Guardia Costiera di Civitavecchia e di Anzio, sta scoprendo ogni giorno quello che si profila come un vero e proprio disastro ambientale.

I volontari di Sea Shepherd denunciano due filoni di illegalità, entrambi egualmente dannosi per l’ecosistema marino. In primis l’agghiacciante scoperta di numerosi FAD non derivanti e non biodegradabili, pertanto illegali, distribuiti a largo della costa di Civitavecchia. I FAD in questione (dall’inglese Fishing Aggregative Devices) sono metodi di pesca illegali formati da un filo di plastica ancorato in fondo al mare – lungo fino a 3000 metri- che tiene a galla in superficie degli ombreggianti in plastica dove si forma una zona d’ombra, sotto la quale si raduna una gran quantità di pesci. Le imbarcazioni individuate e il metodo utilizzato riscontrato dai 26 FAD issati a bordo portano la firma di pescatori siciliani, già noti alle forze dell’ordine per i loro metodi di pesca illegale e ben conosciuti persino dai nostri volontari. L’ipotesi è che le attività malavitose si siano spostate nel Lazio in modo stanziale. In una sola giornata di sequestri sono stati pescati dal mare quasi 15mila metri di filo di nylon, oltre a taniche, teli e bottiglie -sempre in plastica- utilizzati per l’assemblaggio dei FAD. I volontari hanno inoltre stimato che nelle acque circostanti ci fossero centinaia di FAD: un campo sterminato di plastica, considerando che ad ogni FAD ne susseguono altri, in lunghi filari da decine e decine di miglia. E’ pertanto assolutamente urgente comprendere l’estensione del problema e avere una mappatura sull’utilizzo dei FAD dell’intera costa tirrenica.

Il secondo metodo irregolare di pesca riguarda invece l’utilizzo illegale di trappole per il polpo, animale che trova nei fondali laziali un habitat ideale. Durante tre giorni di costante lavoro i nostri volontari e gli agenti della Guardia Costiera hanno salpato a bordo della Conrad – il catamarano di Sea Shepherd Italia – della nave Pennetti e di una motovedetta della Guardia Costiera ben 632 trappole di polpi calate illegalmente a tre miglia dalla costa antistante Anzio. Il fenomeno ha stupito i volontari che, benché avvezzi a questi metodi di pesca che conoscono bene grazie alla campagna in difesa della Foca Monaca attuata nel Parco Arcipelago Toscano, oltre alle tradizionali trappole in plastica largamente diffuse e prodotte in Spagna, hanno affrontato una variante ancor più distruttiva. Nel Lazio infatti queste trappole vengono costruite sezionando dei tubi in PVC, quelli utilizzati nei cantieri edili. Un metodo pertanto più economico che permette al pescatore di autoprodurre le trappole ad un costo molto più basso rispetto ai 5 euro a trappola di quelle spagnole. Plastica gettata nel mare, senza alcun cartello identificativo, senza alcun rispetto per la legge che norma sia la quantità di trappole lecite che la tempistica di calata e ripescaggio.

La Capitana della Conrad e Andrea Morello, Presidente di Sea Shepherd Italia, sottolineano la lungimiranza della Guardia Costiera del Lazio che ha saputo riconoscere un fenomeno altamente contrastato da Sea Shepherd Italia negli anni.

“La preziosa condivisione di conoscenza ci permetterà di impedire il diffondersi di pratiche illegali nel nostro mare. Abbiamo già dimostrato che, quando correttamente protetto, il mare rinasce riportando la vita laddove la pesca intensiva aveva sterminato tutto. Le indagini porteranno sicuramente ad una maggior conoscenza della situazione, che lascia intravedere un sistema illegale largamente diffuso che necessita di essere fermato il prima possibile. Certamente la nostra presenza nelle acque laziali comporterà un maggior dispendio di energie e risorse, ma questo non ci ferma. Crediamo fermamente che l’azione diretta a difesa del mare sia l’unica vera chance per avere un futuro in questo pianeta blu.”

“La preziosa condivisione di conoscenza ci permetterà di impedire il diffondersi di pratiche illegali nel nostro mare. Abbiamo già dimostrato che, quando correttamente protetto, il mare rinasce riportando la vita laddove la pesca intensiva aveva sterminato tutto. Le indagini porteranno sicuramente ad una maggior conoscenza della situazione, che lascia intravedere un sistema illegale largamente diffuso che necessita di essere fermato il prima possibile. Certamente la nostra presenza nelle acque laziali comporterà un maggior dispendio di energie e risorse, ma questo non ci ferma. Crediamo fermamente che l’azione diretta a difesa del mare sia l’unica vera chance per avere un futuro in questo pianeta blu.”

Andrea Morello, Presidente di Sea Shepherd Italia

Andrea Morello, Presidente di Sea Shepherd Italia

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